Incontro con Nuove Manifatture Tessili Gianluca Bruzzese

Incontro con Nuove Manifatture Tessili Gianluca Bruzzese

1 Febbraio 2022

Biancheria. Mentre proviamo la connessione Gianluca ed io ripercorriamo la storia del nostro incontro.

“ Si era il 2008 quando, dopo due anni di messa a punto, uscimmo con la collezione MADE IN NO”

(dove NO sta per Novara, distretto tessile).

Progetto che intendeva tracciare la filiera dal campo di cotone al consumatore finale, ripartendo il valore in maniera equa tra tutti gli attori. Ma la filiera tessile è tra le più lunghe e difficili da seguire così dopo qualche anno il progetto chiude. Gianluca però continua caparbio nella sua passione.

“ Il cotone ora lo acquisto da un azienda certificata bio che produce in India, lo faccio filare dalla Ferrari di Brescia e poi tessere nel distretto novarese. Il finissaggio a Bustoarsizio e poi ci siamo noi artigiani del taglio e cucito”

  • Come va il rapporto con i GAS?

“Dopo il progetto MADE IN NO in cui si contavano circa un centinaio di GAS attivi sul tessile, oggi abbiamo relazioni con circa 30 GAS. Il cambio di mentalità in questi 20 anni di attività non c’è stato anche se qualcosa si smuove e troviamo degli articoli in cotone certificato anche nella grande distribuzione”

(vedi sito ICEA.BIO per approfondire le differenze tra le varie certificazioni)

“Forse è più semplice comprendere la differenza di prezzo tra un chilo di arance bio ed un chilo di arance industriali. Uno slip può andare da 1 euro del mercato a 100 euro in negozio. Il consumatore fa fatica a capire qual è il prezzo giusto”

  • Parliamo quindi di costi, tu Gianluca sei un sostenitore dei prezzi trasparenti. Come si forma il prezzo?

“Le fasi di filatura, tessitura e finissaggio sono svolte dalle macchine quindi il costo rimane piuttosto basso. Il taglio e cucito invece sono ancora processi artigianali e ne determinano il maggior valore in base a dove e come sono svolti. All’estero, come sappiamo, ci sono regolamentazioni che consentono il lavoro tessile in condizioni sociali disumane, ma anche il MADE IN ITALY non è una garanzia. Abbiamo fatto passi indietro sulla sicurezza e sul rispetto dei lavoratori. E non parlo solo del distretto di Prato, dove vige un vero e proprio caporalato con condizioni di schiavitù, (vedi servizio di Report)  anche qui da noi a Novara conosco bravi artigiani che si svendono pur di lavorare.”

  • Ma perché non denunciate?

“ Ci abbiamo provato in passato ma l’unico risultato che abbiamo ottenuto è stato di veder queste persone perdere il lavoro. Molto spesso sono artigiani a cui mancano pochi anni alla pensione che hanno paura di non riuscire a trovare altro. Si perché giovani disposti a stare su una macchina da cucire otto ore a fare biancheria per 1.000 euro al mese non ce ne sono. Ci estingueremo 😊”

Gianluca è estremamente realista ma, nonostante le sue dichiarazioni, riusciamo a cogliere la sua passione ancora viva ed intatta dopo tutte le difficoltà. Sta valutando una nuova azienda di tessuti bio certificati per poter introdurre delle novità nel suo catalogo e spera già di riuscire a presentare qualcosa alla fiera FA LA COSA GIUSTA di Milano. Inoltre vorrebbe certificare il suo prodotto.

“Oggi la maggior parte dei produttori ha una certificazione sulle materie prime ma non sul prodotto e quindi sull’intera filiera. Credo nelle certificazioni come unico mezzo attualmente possibile per il consumatore per poter discriminare. La filiera è troppo lunga ed anche noi che ne facciamo parte non riusciamo a conoscerne tutti i passaggi”

  • Torniamo al prezzo, come si calcola?

“Se il costo di produzione puro per uno slip (materiale + manodopera) è 3 euro, noi lo vendiamo a 6 euro coprendo i costi commerciali ed il nostro margine. Considerate che nel tessile il rapporto minimo è uno a 5.

E’ così per i nostri costumi da bagno che produciamo per conto terzi. Pagano 20 euro e li rivendono a 100 euro.

  • I tuoi modelli sono più o meno sempre quelli. Come mai non hai pensato di cambiarli in questi anni?

“ Alcuni Gasisti ci hanno chiesto il colore, altri l’aderenza. Ciò comporta l’utilizzo di elastene. Quando la pezza lo contiene il materiale non è riciclabile. E noi ricicliamo il 100% dei ritagli di produzione. Anche il colore è un limite al riciclo. Le nostre pezze sono al naturale.

Sappiamo che la moda richiede intimo aderente e colori scuri predominanti ma da questo vogliamo distinguerci rimanendo fedeli ai nostri clienti, seppur pochi, che ci hanno seguito da anni.

  • Cosa possiamo fare come GAS?

“ Cercate di tenere vivo il discorso per esempio consultando e riflettendo sulle campagne di Abiti puliti (abitipuliti.org) per comprendere chi sta dietro la filiera.

Anche lavorare sul riciclo e riuso degli abiti è un punto da portare avanti ed io mi stò documentando”.

Grazie Gianluca Bruzzese di Nuove Manifatture tessili

Eravamo un piccolo gruppo all’incontro, Gas di Crema e Gas di Lodi.

Questo articoletto è per condividere la riflessione con voi. Commenti, idee ed osservazioni sono gradite.

GruppoTessile (Andrea ed Enza)

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